Lorenzo Losa, Wikipedia

Lorenzo Losa

Lorenzo Losa è presidente di WikiMedia Italia dal 2016, ed è stato membro del direttivo dal 2011 al 2014.

Sotto la sua presidenza tutto è continuato come è sempre andato.

Gli incarichi retribuiti vanno sempre ai soliti, nonostante la loro incompetenza. A partire da Marco Chemello, che continua a collezionare stipendi da WikiMedia Italia, nonostante sia solo un architetto con nessuna competenza specifica nella gestione di progetti sulla conoscenza libera.

Ma su WikiMedia Italia non servono competenze, basta inviare il proprio CV, avere le amicizie giuste, essere d’accordo con il bullismo su Wikipedia, e i soldi ti arrivano in tasca.

WikiMedia Italia dovrebbe diffondere la cultura libera, in un paese come l’Italia dove di cultura libera ne servirebbe molta, perchè ce n’è poca.

Chi si occupa di cultura in Italia è sempre strettamente legato a qualche centro di potere, più o meno trasparente. Quando invece la cultura dovrebbe fare da contrappeso al potere. Quindi servirebbe qualcuno che si occupi di cultura libera.

Per Lorenzo Losa invece occuparsi di cultura libera vuol dire organizzare corsi su Wikipedia. Perchè secondo lui più corsi su Wikipedia ci sono più la cultura in Italia è libera. E se qualcuno protesta, viene eliminato.

E quindi nella mailing list soci di WikiMedia Italia ogni tanto compare un nuovo annuncio per nuovi corsi. Non servono competenze, basta inviare il CV, e avere le amicizie giuste, perchè gli incarichi migliori sono sempre gli stessi a prenderseli: Marco Chemello, Luca Martinelli, Federico Leva, tutti amici di Lorenzo Losa.

Con la presidenza di Lorenzo Losa poi è stata fatta la prima WikiConference, un raduno con uno spreco vergognoso del denaro delle donazioni a Wikipedia, speso in hotel, biglietti del treno, pranzi e coffee break.

E la WikiMedia Foundation ha pensato bene di premiare questi sprechi affidando a Lorenzo Losa l’incarico di membro del Funds Dissemination Committee, cioè il comitato che si occupa a livello globale della gestione dei finanziamenti che la WMF concede alle sue filiali nazionali. Sembra una barzelletta, ma invece è tutto vero.